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Imola, Autodrome: Heineken jammin'
festival: 20-06-1998
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Playlist
Quanti anni hai
Sballi ravvicinati del 3°tipo
Valium
e il mattino
Rewind
Nessun pericolo...per te
Blasco
Ormai è tardi
...Stupendo
Medley acustico
Jenny è pazza
Sally
L'una per te
Senza parole
gli angeli
Vivere
Siamo solo noi
Mi si escludeva
Gli spari sopra
Delusa
Io no
C'è chi dice no
Bollicine
Vita spericolata
Albachiara

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VASCO OCEANO ROCK
Due giorni a Imola: ieri l'unico concerto
estivo del cantautore è stato il più grande raduno italiano
IMOLA - DAL NOSTRO INVIATO
Il rombo dell'elicottero è calato come un borbottare noioso
sulla furia dei Jesus and Mary Chain. Era il tramonto
di ieri, sabato rovente, e l'elicottero di Vasco, ottimo
a fini scenografici, era comunque l'unico mezzo utile
per piombare dentro l'immenso catino dell'Autodromo, assediato
fin dalla mattinata dalla "sua" gente. La combriccola
del Blasco, che sono tutta gente a posto. Numerosetta,
in verità: 130 mila ragazzi, quasi tutti sotto i 25 anni.
Cellulari piatti nella tasca posteriore, braghe corte,
zaino o borsa termica per le cibarie. Propensione per
le ritmiche e le emozioni forti che questo "Heineken Jammin'
Festival", primo raduno italiano davvero di massa, prova
ad offrire in un inedito dispendio di grandiosità.
Sarà questa, la resistenza modello Anni Novanta? Ore sul
cemento, sotto un sole impietoso, ad aspettare - cantando
e chiacchierando e tirandosi i bicchieri di plastica a
migliaia, in un gioco collettivo di bellissima improvvisazione
- che cali la notte. Come dice un poco vezzosa Fernanda
Pivano, con la sua saggezza antica: "Meglio che stiano
qui a riempirsi di canzoni, questi ragazzi. Meglio questo,
o il calcio, che non i raduni oceanici politici, con il
braccio alzato".
Con la notte è calato dunque il Vate di Zocca. Mentre
esplodevano nell'oceano di folla le fiammelle, le braccia
alzate e i boati, Vasco è salito nell'immensa baita di
tralicci metallici che forma il palco. "Ma cosa vuoi che
sia una canzone", citava una scritta dietro di lui; e
una canzone è una roba che a volte aiuta a tirar avanti
la vita, se trovi qualcosa da cantare che in quel momento
somiglia a ciò che hai dentro. In più, Vasco non parla
e non fa prediche. Canta e ti lascia la libertà di perderti
nei fatti tuoi. Sarà anche questo il segreto di un successo
appena rivitalizzato dalle parabole di "Canzoni per me":
la prima delle quali viene sparata in un gioco di luci
spielberghiano. Un tangaccio per chitarra acustica: "Quanti
anni hai/ stasera... Quanti me ne dai, bambina...". Gli
occhiali scuri coprono la sua tranquillità, proteggono
anche la vecchissima "Sballi ravvicinati del 3 tipo",
il cui testo sembra fotografare questa serata ("E 100.000
occhi si voltarono a guardare il cielo...").
Vasco era arrivato pomposamente e metallicamente, al suono
dell'ouverture wagneriana di "Rienzi". Aveva alle spalle
uno schermo a forma di occhio sul quale il videoartista
Burle Avant ha poi gettato immagini secondo ispirazione.
Carico come una pila carica, nuovamente nel ruolo di apripista
di un'era: mai un artista italiano ha avuto tanto pubblico
pagante in un solo concerto. Se fossero stati solo in
110 mila, sarebbero stati 4 miliardi e 400 milioni d'incasso.
Eh?
Un medley ha messo insieme, come in una sola canzone di
testo compiuto, cinque brani dove ognuno si è divertito
a rintracciare il preferito, fra "Laura" e "Una canzone
per te". Tante ballate dentro le quali annegare, e tanti
titoli al femminile: quando deve parlare della parte più
fragile di tutti noi, il ragionier Rossi lo fa attraverso
la figura di una donna; non solo "Sally" ma anche "Jenny
è pazza", addirittura del '77, mai sentita in concerto
("Jenny non vuol più parlare/, non vuol più giocare/,
vorrebbe soltanto dormire...").
Dietro, un gruppo di otto elementi come una bomba ad orologeria,
perfetto nelle sue dinamiche up-to-date. Suoni pieni e
lancinanti, un'orgia di watt mugolanti nel drum'n'bass
di "Valium", una cavalcata ormonale di batteria su "Rewind",
un discutibile "Vaffa" finale dell'assistente di Vasco
su "Nessun pericolo per te".
Dopo le ballate, l'onda dell'energia rock è poi risalita
piano, fino a "Gli Spari sopra" e "Io no". Poi, il gran
finale dei successi tipicamente da stadio, "C'è chi dice
no", "Bollicine", "Vita Spericolata", l'immancabile e
ultimativa "Albachiara" che ha lasciato tutti esausti:
non in sé, ma per via di una giornata bombardata dal caldo,
dalle emozioni, dall'entusiasmo, dalla mortadella.
Gli arrivi massicci sotto il sole avevano convinto nel
pomeriggio gli organizzatori ad anticipare alle 3, un'ora
prima del previsto, l'inizio della musica. Fra cubiste
col sedere di fuori e cibi e bottiglie persi per il prato,
era toccato ai Babyra Soul di Jovanotti l'apertura. Musica
sparata al massimo con i Catherine Wheel, poi un set assai
interessante di Anouk, biondina sexy decisa ed energica
quanto la Morissette. Lunghe interruzioni fra i concerti,
chiusi dalla furia selvaggia dei Jesus and Mary Chain,
nonni dei nostri Prozac+.
Oggi il programma prevede, con affluenza più che dimezzata,
una prevalenza femminile, e personaggi di maggior spicco.
Senza Verve, manca però la briscola della superstar di
ieri: Blue Vertigo, Elisa, Tori Amos, Ben Harper, Natalie
Imbruglia, i Kula Shaker chiuderanno questo Festival che
ha già scritto la sua storia con numeri da record.
Marinella Venegoni - La Stampa 21 Giugno 1998

Centomila voci per Vasco l'eroe
dal nostro inviato GINO CASTALDO (la
Repubblica 21 Giugno 98)
IMOLA - Come un vero deus ex machina, Vasco
arriva dall'alto, dal cielo ancora infuocato dalla calura
padana. Non la sera, come era stato annunciato, ma già
nel pomeriggio è nell'elicottero a volteggiare sopra l'autodromo,
tanto per godersi la vista panoramica di questo immenso
raduno. Da lui fortemente voluto. E' l'eroe della giornata,
quello per cui si attraversa l'Italia con lo zaino a tracolla,
il fratello grande che ha avuto successo e ha fatto i
soldi, ma riesce ancora a interpretare, miracoli del rock,
i sentimenti di quest'oceano di ragazzi che alla vita
si stanno affacciando solo ora. Aspettano pazienti che
scenda la sera, perché il rito, quello vero, ha bisogno
della notte. Quando finalmente arriva il buio che rende
complici le anime del rock, la scena è impressionante:
è una marea che si allunga a perdita d'occhio sui dossi
che fiancheggiano l'area e accende migliaia di piccole
luci, fiammelle colorate che stendono una tremula aria
di fiaba sulla serata. L'energia si stringe intorno al
palco, le luci costruiscono lo spazio "magico" del concerto,
e tutti puntano lo sguardo verso il tendone nero che copre
la scena.
Il sipario si anima piano piano e compare una scritta
fosforescente: "Ma cosa vuoi che sia una canzone?". Bella
domanda, sarà anche niente, ma intanto è per un grappolo
di canzoni (due ore e mezzo appaganti di rock e tenerezza
tutte nel più puro stile Vasco Rossi) che si sono dati
appuntamento centoventimila giovani. Le prime, dopo un'ouverture
wagneriana alla "Apocalyse now" sembrano messaggi diretti:
"Quanti anni hai", una delle domande (insieme a "da dove
vieni?") che saranno state pronunciate più volte in questa
lunga giornata di accampamenti, bivacchi, giochi nell'erba
e incontri fortuiti, e poi "Sballi ravvicinati del terzo
tipo", una vecchia canzone che non poteva non essere rispolverata
per l'occasione visto che sembra una dedica alla serata:
"E 100.000 occhi si voltarono a guardare il cielo... con
un sospiro leggero..." e infatti gli occhi di tutti guardano
in alto, sperano davvero che arrivi l'alieno a darci una
speranza in più. Non arriva, purtroppo, ma c'è in compenso
Vasco, i capelli corti, una bandana e gli occhiali azzurro
mare, con una partenza bruciante e bei suoni di rock.
Vasco è generoso, proverbialmente, non presenta corpi
di ballo, colpi di scena, sceglie il rapporto diretto
col suo popolo. Come dire: io sono così, senza trucchi:
prendere o lasciare. Oggi scrive canzoni più personali,
ma di sicuro il suo fascino deriva da un tempo in cui
aveva saputo portare dentro le canzoni il modo in cui
realmente si parlava nelle strade (fino alla frase "vaff...
pure a te" che ha chiamato a pronunciare sul palco il
suo vecchio amico Diego). E' il capitale che Vasco può
spendere ancora oggi, anche se molto probabilmente di
come parlano oggi i ragazzi Vasco non ne ha più la minima
idea. Ma quella è la sua storia, e alla fine l'unico vero
colpo di scena è proprio la folla che canta le sue canzoni,
tutte, vecchie e nuove, senza distinzioni. Ora che è più
maturo, più consapevole, ha voglia di presentarsi per
intero, luci e ombre, durezza e tenerezza, compreso qualche
sentimentale ripescaggio dalla preistoria (tipo "Jenny
è pazza", in assoluto la prima canzone che ha inciso,
per un 45 giri del 1977), e tiene in pugno la platea con
la sua onda lunga, le tirate rock, e qualche sdolcinata
classica melodia di maniera, i suoi vezzi, le sue "e"
aperte, e le inconfondibili "z" emiliane. Non fa smorfie
da rockstar. Saltella, cammina come un goffo orso, e i
ragazzi lo adorano. E' abilissimo nel dosare le emozioni,
nel coniugare dolcezza e cattiveria, ritmo e melodia,
ovvero il marchio più tipico, se ne esiste uno, del rock
italiano, in particolare di questa zona.
Dopo una bordata di pezzi sostenuti, Vasco si infila in
un medley acustico fondendo insieme vecchi e nuovi pezzi
come fossero una canzone sola, poi parte di nuovo col
gruppo per ricordare la sua lunga storia: da "Valium",
"Bollicine" "Blasco", "Gli spari sopra" alle recenti "Io
no", "Rewind", "E il mattino", ci sono tutte le canzoni
che ci si può aspettare da una serata del genere, che
alla fine più che in un festival si è risolta in un concerto,
data la preponderante presenza dell'eroe della serata,
che questo raduno lo ha fin dal primo momento voluto e
promosso. Nella seconda giornata, forse, sarà solo un
raduno, la gente rimarrà qui solo per la voglia di esserci.
Ma stasera no, tutti o quasi, sono qui per Vasco, che
canta in una scenografia tutta di tralicci e luci, come
in una sorta di tunnel che vomita rock e unisce centomila
cuori all'unisono.
Magari oggi, a scavare, le sue canzoni non sono più quelle
di una volta, non riguardano da vicino questi ragazzi
appassionati, ma a loro basta che si tratti proprio di
Vasco, quello ruvido e non rifinito che parla semplice,
che sembra sempre e comunque autentico, che assomiglia
alla gente di cui è eroe, e che a un certo punto della
sua storia ha scritto quelli che ancora oggi sono gli
inni più credibili e sinceri alla dissennata voglia di
libertà e di anarchia che aleggiava nell'Italia che dagli
anni Settanta stava tormentosamente passando agli Ottanta:
"Vita spericolata", "Albachiara", "Siamo solo noi", alle
quali è riservata la parte finale del concerto, quella
che stende tutti, appaga e rimanda tutti contenti a dormire
nelle tende, forse a cercare la tenerezza di una notte
"diversa" dalle altre.

IL POPOLO DEL ROCK
Docce contro l'afa, ma svengono in
mille
G. P., DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
- CORRIERE DELLA SERA 21 GIUGNO 98
IMOLA - All'autodromo i più arrivano stremati.
I viaggiatori del rock affrontano interminabili ore
di coda in autostrada per non mancare all'appuntamento.
Capita di conoscersi, affiancati così a lungo in macchina.
E ci si riconosce: come fan di Vasco grazie al look
di bandane, cappellini e magliette che inneggiano a
lui, il vero idolo per il quale accorrono i 110 mila.
Chi ha scelto il treno per raggiungere la Woodstock
dell'Emilia Romagna va decisamente meglio. Si arriva
più o meno puntuali alla stazione di Bologna, ma lì
bisogna prendere il locale: spintoni, gomitate, pestate
di piedi; ci si siede uno sopra l'altro.
Quando aprono i cancelli, alle 11, sono già migliaia
e migliaia i ragazzi in pole position. Il colpo d'occhio
dell'enorme palco costruito in tre giorni e tre notti
di lavoro è una flebo di energia. Per i troppo "bevuti
& fumati" la cura, però, non vale. E alle 19 gli svenuti
sono 150. Che salgono a 1000 alla fine della serata,
con una punta massima registrata quando sul palco appare
Vasco: tutti a schiacciarvisi sotto. Niente di grave,
comunque.
Il primo giorno del festival rock di Imola è davvero
una gran festa, un trionfo di voglia di musica, di amore,
di vita. Il prato davanti al palco e la collinetta della
Rivazza assumono le sembianze di un unico, gigantesco
corpo umano, che pulsa, che vibra, surriscaldato dall'afa
e dall'emozione.
Guardando la pista, si capisce che cos'è il movimento
perpetuo: migliaia e migliaia sono in continuo cammino
sull'asfalto che quasi si squaglia, sospinti dalla curiosità
di vedere tutto, d'incontrare tutti, di non perdere
niente di quello che la festa offre oltre la musica,
come la possibilità di tatuarsi, di ascoltare poesie,
di comperare anellini e T-shirt, di mangiare, bere e
sdocciarsi finché non se ne può proprio più. Per vendere
più piadine e birre, c'è chi ha assunto per il servizio
ai tavoli delle cameriere che vestono con una divisa
in tanga e stivaloni di lattice.
"E' davvero fantastico, troppo bello", dice Sonia, 22
anni, da Casalpusterlengo, in jeans e il pezzo sopra
del bikini, che fa la doccia con la bottiglia d'acqua
minerale. "Un sogno, mai visto niente di simile", sostiene
Giorgio, 33enne di Bergamo e gran frequentatore di concerti
rock. Gli fanno eco Barbara e Sergio, fidanzatini ventenni
di Cuneo: "Questa è vita. Grazie Vasco!".

Vasco, il trionfatore di Imola "Questa
è la mia Woodstock"
"Con quegli accendini accesi ho avuto un attimo
di sbandamento: li avrei abbracciati tutti 130 mila"
IMOLA - DAL NOSTRO INVIATO "Se la definite Woodstock
padana giuro che m'arrabbio. Semmai, chiamatela Woodstock
europea", sentenziava Vasco in preda a comprensibile
godimento. Nei camerini dell'autodromo di Imola prestato
al rock, l'altra notte si è brindato a lungo con le
bollicine e in bicchieri di plastica. Stappava champagne
il divo in persona, circondato da musicisti e amici,
promoter vecchi e nuovi che raccontavano, ciascuno,
la propria profonda emozione, e poi telecamere e fotografi
e curiosi e raccomandati e naturalmente lo sponsor Heineken.
Una scanzonata baraonda mentre fuori, quando le due
erano ormai passate da un pezzo, continuava l'impressionante
processione in uscita dei 130 mila che avevano ascoltato
per un paio d'ore e più il Vate di Zocca: ridendo, cantando,
accendendo fiammelle di felicità e alzando in aria le
mani ad acchiappare i loro sogni. Bastava guardare tutti
quei volti mentre la musica saliva al cielo, per capire
che il concerto di sabato è stato soprattutto il suo
concerto, il concerto di Vasco; e tutto il resto, soltanto
un piacevole quanto interminabile prologo in attesa
della sera.
Nella luce incerta della notte, i giovani che lasciavano
il campo non apparivano neanche stanchi. Il ritorno
si è consumato con altre code infinite in autostrada
e dormite rimediate sull'auto con i vetri coperti di
asciugamani. Brioches e caffè agli autogrill hanno aiutato
a resistere alla guida fino a mattina inoltrata. 130
mila persone ad un concerto sono un record italiano
assoluto, con il quale altri artisti vorranno prima
o poi misurarsi, in questa gara non proclamata ma feroce
che sta attraversando gli stadi d'Italia. Vasco Rossi,
però, resta un fuoripista e non solo un apripista: lui,
gli stadi li ha abbandonati da tempo, e considera pure
già conclusa l'esperienza dell'altra sera. Così almeno
ci ha confessato nella notte nei camerini di Imola.
"Con stasera ho finito una storia. Basta. Non so cosa
farò, ma questo non lo farò più. Chissa cosa m'inventerò...".
Violando la vecchia consegna del silenzio, prima
di "Albachiara" ha parlato in concerto: "Vi saluto e
vi abbraccio tutti, perché siete belli e siete vivi",
ha detto. Ma era commosso davvero?
"Ehi, ho un cuore anch'io. E durante ''Jenny''
e ''Sally'', con tutti quegli accendini accesi, ho avuto
un attimo di sbandamento. Poi ho sentito che dovevo
dirglielo, a quei ragazzi, che li avrei abbracciati
tutti, uno per uno".
Avete filmato il concerto. E ora?
"Sono state girate immagini in 16 millimetri. C'è nell'aria
il progetto di fare un film. Non abbiamo Spike Lee,
ma un regista straordinario, l'australiano Nick Weekham,
che ha già girato il mio concerto di Neapolis per Mtv".
Sul palco non è mancata la polemica, quando all'inizio
il direttore di palco ha detto: "Per motivi tecnici,
siamo costretti ad informarvi che questo concerto non
è in playback". Era azzardato cogliervi la malizia d'una
punzacchiatura a Baglioni, che a Roma ha fatto spezzoni
di playback?
"Ma no, ma no... Quello di Baglioni non era mica un
concerto, era una cosa diversa. Io voglio solo sottolineare
che il live dev'essere live, e la tv invece si può fare
in playback".
Giura davvero che quest'autunno non farà neanche
due o tre date, in giro per l'Italia?
"Lo giuro... ma sulla sua testa".
Il disco nuovo?
"Ho pronte due o tre cose che mi convincono. Ho
già registrato qualcosa con Maurizio Solieri e Massimo
Riva, uscirò nel '99. Ma il mio ufficio stampa non vuole
che parli".
Mai come l'altra sera è apparso chiaro che i suoi fans
sono giovani, carini, di buon carattere, pazienti e
sorridono sempre, anche dopo ore di fatica.
"E' gente col cuore, ma sono una minoranza purtroppo.
Vorrei davvero abbracciarli tutti, uno per uno. Però
debbo fare il duro, io. Sono una rockstar, io".
Marinella Venegoni - La Stampa 22 Giugno 1998
From
http://www./digilander.libero.it/axllic/concerti/200698.htm
Ore 4.30, sveglia. Inizia cosi' una delle giornate
piu' lunghe ed intense della mia vita! Io e mio fratello
Leonardo abbiamo il treno alle 6.30 per Imola. Nonostante
l'orario il convoglio e' stracolmo di ragazzi, tutti
diretti all' Heineken Jammin' Festival, tutti festanti
e vestiti con magliette e bandane del Blasco. L'arrivo
alla stazione e' il presagio al bagno di folla che ci
sara' nel pomeriggio, impressionante, un fiume di gente
che non ha paragoni, centinaia e migliaia di persone
e fans inondano le piccole strade del centro emiliano-romagnolo,
in marcia fino all' Autodromo "Enzo e Dino Ferrari".
Il palco e' in prossimita' della curva Rivazza e della
collinetta, prima del rettilineo box ed e' di una grandezza
senza precedenti in Italia! La giornata e' caldissima
e si passa il tempo ascoltando i vari gruppi di supporto
e ad innaffiarsi con gli idranti. Una nota significativa
per la bella, brava e grintosissima Anouk, l'unica ad
infiammare tutto il pubblico con la canzone "Nobody's
Wife" ed altri pezzi rock. All'arrivo dei Jesus And
Mary Chain alle 20.25 il pubblico e' esausto ed impaziente
per il suo idolo, atteso alle ore 21, ed inizia una
vera e propria battaglia generale con le bottigliette
di plastica, tanto che il concerto e' interrotto piu'
volte ed il gruppo saluta urlando "Fuck Vasco"! Un trionfo
da 130.000 persone, un'evento unico per il primo Festival
Rock Italiano. Nonostante altri artisti di "richiamo"
come Anouk, Jesus and Mary Chain, Ben Harper, Elisa,
Natalie Imbruglia, Verve, appare piu' che evidente che
il pubblico e' li' per Vasco e solo per lui. Ovunque
si vedono solo magliette e bandane del Blasco e il boato
assordante che saluta il suo ingesso in scena, cancella
letteralmente quello che si era sentito per le altre
band. Il concerto venne trasmesso in diretta da Radio2
Rai la sera del 20 giugno. Rai1 ha poi mandato in onda
un filmato di 1 ora sul concerto, con alcuni brevi commenti
di Vasco in apertura e chiusura. Dall'evento è stato
tratto un doppio cd live contenente l'intero concerto
(escluse "gli angeli" e "il mattino") e disponibile
in copertine di 4 colori. E' stata tratta anche una
vhs (di durata inferiore al doppio cd) con copertina
gialla ed è stato pubblicato anche il primo DVD musicale
italiano con audio Dolby Digital 5.1. La band presenta
qualche novita' rispetto al tour 1996, mentre il ruolo
di chitarra ritmica e' sempre affidato a Massimino Riva,
per il quale, purtroppo,questo sara' l'ultimo (assieme
al 1 maggio 99) bagno di folla della sua vita prima
della sua tragica scomparsa per overdose. Vengono ripescate
diverse vecchie canzoni, tutte riarrangiate per l'occasione.
"Sballi ravvicinati del terzo tipo", addirittura mai
proposta live si "riveste" completamente di suoni ed
effetti suggestivi, di chiaro sapore Pink Floydiano.
Anche "Jenny e' Pazza", suonata prima di "Sally", quasi
a testimoniare l'ideale passaggio tra le due personalita',
viene rirarrangiata con chitarre e tastiere molto particolari,
rendendola anche piu' "stringata", senza gli stacchi
del brano originale. "Valium" viene proposta nella versione
funky del cd "rock" mentre "ormai e' tardi" diventa
molto rocckettara, con chitarre tirate e ritmica "pesante".
Bellissimo il "medley acustico" in cui Vasco cuce una
dietro l'altra tantissime canzoni tra cui spiccano "ripescaggi"
eccellenti quali "incredibile romantica" e "una canzone
per te", accolta con grande entusiasmo dal pubblico.
Ovviamente non manca tutta la nuova produzione,con ampio
spazio per le canzoni degli ultimi due cd. "C'e' chi
dice no" suona quasi metal con quel riff iniziale durissimo
e gli stacchi di basso e batteria in stile "metallica"..
una versione che fara' storcere il naso all'originale
creatore della canzone, Maurizio Solieri. "Siamo solo
noi", come in ogni disco live di Vasco, non puo' mancare.
La presentazione della band e' affidata a Diego Spagnoli,
con Vasco che "ribadisce" il concetto. La descrizione
fisica di Massimino Riva nel corso della stessa, e'
triste presagio di quello che avverra' l'anno successivo.
Si chiude sulle note di "Albachiara" e Vasco saluta
con tutto il cuore il pubblico dedicando un sentito.."
a voi che siete VIVI!!" Il giorno dopo, tutti i principali
quotidiani riportano la cronaca del trionfo,con parole
di elogio sui "centomila" tutti per Vasco e scomodano
paragoni con la mitica "woodstock". "Imola ai piedi
di re Vasco" e' uno dei titoli... Chissa' come fischieranno
le orecchie a tutti quelli che, in un lontanissimo inizio
anni 80, bollavano Vasco come un "cantante da serie
B"... Il ritorno a casa e' avventuroso, il treno speciale
parte da Imola alle 2.30, tutti sono esausti, qualcuno
canta ancora in qualche cuccetta, e finalmente alle
5.45 rieccoci a Milano. GRAZIE VASCO!

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